Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. C’è bisogno di proposta, c’è bisogno di confronto, c’è bisogno, in Italia, di affrontare i grandi temi del futuro. Il dibattito di queste settimane lo dimostra con ancora maggiore evidenza. Perché una cosa è chiara: non se ne può più delle retoriche vecchie, delle polemiche pretestuose e preventive, degli schemi, primo fra tutti quello del conflitto cattolici-laici. In questi anni accelerati, di fronte ai temi nuovi e dunque alle nuove decisioni che si devono prendere, le letture strumentali non reggono. In particolare non regge l’idea di una modernità come liberazione dall’influenza della religione e della Chiesa. Semmai è vero il contrario, anche se questo presuppone parole nuove, la disponibilità a sintonizzarsi sulla persona concreta e dunque sulla realtà. Proprio guardando a questi scenari, a metà degli anni novanta, è stato lanciato il progetto culturale orientato in senso cristiano, una iniziativa della Cei essenzialmente votata all’investimento, per sintonizzarsi e per iniziare a dare risposta alle nuove questioni, in un quadro di più di accelerata transizione e di crisi. L’aspetto che molti commentatori avevano messo in luce era di una risposta alla fine della Dc, che portava ad una nuova configurazione del mondo cattolico. Ma la politica è solo uno degli aspetti e non certo quello essenziale di un processo di dimensioni molto ampie. La transizione non è finita, la sensazione di crisi si è, se possibile, accentuata nel Paese, come pure invece la necessità di offrire orizzonti di speranza. C’è oggi tanto bisogno di nuovo, come pure tanta disillusione sul nuovismo, cioè l’ideologizzazione di una serie di attese reali e concrete. Per fare questo, ammonisce il Papa, è necessario allargare gli spazi, allargare gli spazi della razionalità, una proposta lanciata in primo luogo proprio all’Europa, all’occidente. In questo quadro già al convegno ecclesiale di Verona e poi nel documento programmatico dell’episcopato italiano si è insistito sulla necessità di un "nuovo impulso" al progetto culturale. Tra le decisioni più significative del recente consiglio permanente della Cei ecco allora l’istituzione di un Comitato per il progetto culturale, nominandone per un quinquennio presidente il cardinal Ruini, che del progetto culturale era stato l’iniziatore. Compito peculiare del Comitato si legge nel comunicato finale – sarà proporre iniziative qualificate, che rendano presente nell’opinione pubblica la riflessione e la proposta della Chiesa, in particolare sui temi riconducibili alla questione antropologica e alla ricerca della verità. E’ l’impegno, in forme intelligibili e adeguate, a sviluppare un dialogo, un confronto sul nocciolo dei grandi temi, partecipando a pieno titolo al dibattito pubblico. Sono tempi nuovi, questi, in cui, come sempre , il mondo cattolico italiano, così complesso, ma così vitale, è chiamato ad esprimersi con franchezza e con creatività.