"Don Andrea, nel desiderio di radicalità che coltivava fin dalle origini della sua vocazione, considerava il martirio come parte della vocazione cui era stato chiamato, un patrimonio della Chiesa". Così Augusto D’Angelo, storico e docente all’Università ‘La Sapienza’, autore di una biografia sul prete romano, delinea in una intervista al Sir la figura di don Andrea Santoro, di cui domani ricorrono i due anni della sua morte. "Nel ricordo della sua ordinazione aggiunge lo storico don Andrea aveva riproposto le parole di Gesù riportate in Gv. 6,51: ‘Il pane che io darò è la mia carne’". Lo storico parla anche dell’importanza di fare memoria del sacrificio di don Andrea Santoro: "Vuol dire imparare a conoscerlo meglio; leggere e pregare per gli orizzonti che gli stavano a cuore e non dimenticare tutte quelle realtà in cui c’è bisogno. Non dimenticare tutte quelle minoranze che comunque costituiscono una presenza cristiana nel mondo e soprattutto in Medio Oriente".