"I lavoratori e gli imprenditori credenti dovrebbero ri-partire da quanto il Magistero Sociale della Chiesa ci ricorda, cioè che, se le istituzioni non riescono a garantire, il bene di tutti, sono i singoli soggetti che, liberamente, ordinano il sociale, soprattutto quando si parla di difendere la vita nel lavoro". E’ il commento di Cristiano Nervegna, esperto in materia e segretario nazionale del Movimento Lavoratori Azione Cattolica (Mlac), al 2° Rapporto dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro sulla "Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapplicate e diritti negati". Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, ricorda Nervegna, afferma che "i fedeli laici devono adoperarsi contemporaneamente per la conversione dei cuori e per il miglioramento delle strutture". "Quando gli incidenti sul lavoro sono circa un milione l’anno e i morti più di mille, quando ogni 7 ore muore un lavoratore, non si può dire che in Italia un fondamentale diritto della persona, ossia il diritto alla vita e alla sicurezza di ciascuno nel normale svolgimento della propria attività, sia garantito", denuncia il Rapporto Anmil. La situazione è migliore per quanto riguarda gli incidenti non mortali: rispetto a questi, però, si devono considerare gli infortuni non denunciati nell’ambito del lavoro nero, che l’Inail ha stimato in circa 200mila.