PROCESSI MEDIATICI: DERIU (CATTOLICA), "C’E’ DA INDIGNARSI MA NON DA STUPIRSI"

Centinaia di curiosi in fila fin dalle prime ore del mattino per entrare nell’aula giudiziaria in cui si celebra il processo a Rosa Bazzi e Olindo Romano, i coniugi di Erba colpevoli di aver ucciso una giovane donna, sua madre, suo figlio e una vicina di casa, ferendo gravemente un’altra persona. "C’è da indignarsi ma, purtroppo, non c’è da stupirsi": è il commento di Marco Deriu, docente di comunicazione all’Università Cattolica di Milano, che in una nota pubblicata dal Sir definisce il fenomeno una "diretta conseguenza della spettacolarizzazione di cui la vicenda è stata fatta oggetto da parte dei media, diventando un giallo talmente appassionante da richiamare frotte di guardoni". Erba, Cogne, Garlasco, Perugia: tutte vicende giudiziarie, osserva Deriu, diventate "tormentone dell’informazione". "Abituati alle serie di telefilm polizieschi che raccontano l’attività dei Carabinieri del Ris o le gesta di infallibili investigatori alle prese con delitti sempre più efferati – la denuncia dell’esperto – rischiamo di non riconoscere più la realtà dalla finzione, di confondere racconto e giudizio, di cedere all’emozione dimenticando la ragione". In primo piano, dunque, il "cinismo" dei media: un esempio, la "docu-fiction" sulla strage di Erba: non "un servizio all’informazione, ma soltanto un altro modo per speculare sul caso".