"La Chiesa cattolica ha affermato mons. Coletti davanti al Consiglio comunale non è né estranea, né padrona nei confronti della storia dell’umanità e della società civile: solo chiede di essere rispettata nella sua azione di servizio tipica e inconfondibile per il bene comune, nel libero e pluralistico dibattito culturale, politico e sociale". Il vescovo ha poi affrontato "l’accusa d’ingerenza da parte della Chiesa in affari che non la riguardano", rivoltale talora "nel dibattito culturale e politico". Per il presule si tratta di "un equivoco" che si basa sul presupposto "falso, almeno per quanto riguarda la fede cattolica", secondo il quale "nel dialogo culturale c’è da una parte chi porta argomenti di ragione (scientifici e verificabili, si dice) e dall’altro chi porta affermazioni indimostrabili e dogmatiche in base alla propria adesione ad una fede (considerata come irrazionale ed emotiva)". Il "credente autentico ha evidenziato ha ragioni da vendere per sostenere le indicazioni di valore e di senso che la sua fede gli propone, e la fede alla quale egli aderisce con molte e svariate ragioni è per lui un invito continuo e uno stimolo incessante a pensare con la propria testa e a produrre consigli e scelte che egli ritiene ragionevolmente utili per garantire e promuovere l’incremento del bene comune di tutti".