PREGHIERA PER GLI EBREI: BROMURI (ESPERTO), NON C’È "UNO STOP AL DIALOGO"

Su alcune interpretazioni date oggi alla preghiera per gli Ebrei del Venerdì Santo, pubblichiamo una nota di Elio Bromuri, esperto in ecumenismo e dialogo interreligioso.

Nella questione scoppiata su tutta la stampa a proposito della preghiera per gli Ebrei perché Dio li illumini, forse la prima cosa da dire è che la stessa preghiera sia rivolta urgentemente a Dio perché ci illumini tutti, non ultimi i giornalisti, per riuscire a comunicare senza equivoci e incomprensioni. Che Dio illumini coloro che sono esposti, volenti o nolenti, nel dialogo con interlocutori "altri". Non possiamo, infatti, permetterci di andare a Dio nella preghiera mentre qualcuno per la stessa preghiera si sente offeso o discriminato. Come non possiamo permetterci di privarci della libertà dei figli di Dio nella preghiera a lui rivolta con sincerità. Ma le due esigenze proprie di ogni uomo di fede non sono in contrasto tra loro, perché la preghiera pubblica ha sempre anche un risvolto "politico" e, pertanto, non deve soltanto essere accetta agli occhi di Dio, ma anche non contrastare l’amore ai fratelli, anche ai fratelli maggiori, quali sono i membri del popolo di Israele. Questo popolo d’altra parte non può offendersi se i cristiani, magari nel segreto, come suggerisce Matteo (Mt 6,6) pregano per la adesione a Cristo di tutti coloro che non lo riconoscono come Signore e Salvatore, pur appartenenti ad altre religioni. Questa preghiera non contrasta con il rispetto dovuto ad ogni credente che segue la sua religione secondo coscienza. La preghiera per intercedere l’adesione di tutti gli uomini alla fede cristiana è costante nella Chiesa e tale resterà come segno di amore a Cristo, ed anche come espressione di amore verso persone rispettate nella loro libertà e dignità, cui si pensa di offrire un dono con mano fraterna. Il superamento degli equivoci non potrà avvenire se non attraverso il dialogo che sarebbe proprio un peccato se dovesse arrestarsi, un peccato soprattutto per noi cristiani e cattolici che abbiamo non solo un dovere, ma un bisogno di dialogare con gli Ebrei, al fine di conoscere loro, la loro cultura e religione ed anche per conoscere noi stessi, perché essi sono la radice santa in cui siamo innestati e, in fondo, anche per meglio conoscere Gesù, figlio di quel popolo, della stirpe di David, la sua umanità, cultura, lingua. Una sola formula di preghiera che si dice una sola volta all’anno e solo da quei pochi che usano il vecchio formulario latino del Missale Romanum del 1962 non dovrebbe essere una causa sufficiente per produrre una ferita, o come gridano i giornali, uno stop al dialogo tra ebrei e cattolici. Molti di questo, anche tra i cattolici, ne sarebbero fortemente amareggiati.