Alle donne "appartengono la trasgressione e l’ironia", cioè "la capacità di vivere dentro le strutture, ma con una maggiore flessibilità e capacità di adattamento. Fino al punto di arrivare ad oltrepassarle o relativizzarle, qualora siano in gioco gli affetti o i sentimenti". E’ una delle caratteristiche "al femminile" messa in evidenza da Giulia Paola Di Nicola, docente di sociologia della famiglia a Chieti e condirettrice della rivista "Prospettiva persona", nella seconda giornata del Convegno internazionale su "Donna e uomo: l’humanum nella sua interezza", in corso a Roma (fino a domani) per iniziativa del Pontificio Consiglio per i Laici. "Non è possibile riflettere sulla donna senza nel contempo riflettere sull’uomo": questo il presupposto della relazione "a due voci" tenuta insieme con il marito, Attilio Danese, e incentrata sull’antropologia della "uni-dualità" maschile e femminile, già teorizzata 20 anni fa da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica "Mulieris Dignitem". Le donne, secondo Di Nicola, quando occorre "sanno trovare un coraggio inaspettato di andare contro le istituzioni, e dunque di sentire la trasgressione come legittima": un esempio per tutti, la figura di Antigone, definita da Hegel come "eterna ironia della comunità". E’ femminile, per Di Nicola, "quel necessario distacco dalle strutture che consente di vivere dentro di esse, senza lasciarsene schiacciare".