Il "doppio uso" delle biotecnologie, "non solo a scopo diagnostico o terapeutico, ma anche a scolo non-terapeutico, al fine di trasformare l’uomo", solleva "non pochi problemi etici e giuridici". A farlo notare è Laura Palazzani, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, in un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano di oggi, dal titolo: "I nodi cruciali della bioetica in Europa". "Beyond therapy" (oltre la terapia, ndr): è diventato questo il "motto" di un orientamento di pensiero, che avanza nel nostro Continente, basato sull’"enhancement" dell’uomo, cioè sul "perfezionamento orientato a migliorare le potenzialità fisiche aumentare quantitativamente la vita e migliorarla qualitativamente le possibilità cognitive e la sfera emotiva": non solo "per guarire una malattia", ma anche per "migliorare una condizione umana" andando oltre la condizione di "normalità". Si comincia a parlare così di "post-umanesimo" o di "trans-umanesimo". Un esempio per tutti, le nanotecnologie, che offrono per Palazzani "molte prospettive in ambito diagnostico e terapeutico", ma sulle quali occorre una "riflessione bioetica prudente" e una "ricerca responsabile", per "evitare sensazionalismi e timori infondati, ma al tempo stesso usufruire delle possibilità di tale recente ambito di studio per l’uomo e la sua salute".