“Noi cristiani non abbiamo armi per difenderci – ha proseguito mons. Najim – ma solo la fede e i credenti disposti a donare il sangue per la Chiesa irachena che è viva”. “Il nostro Paese – ha concluso – ha bisogno di pace, è responsabilità di tutti, sciiti, sunniti, cristiani, curdi promuoverla attraverso la riconciliazione e l’amore reciproco. Lavoriamo allora per un Iraq forte ed unito, senza violenza, senza interessi di parte”. Ad assistere al rito, caldeo in lingua aramaica, anche l’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Albert Edward Ismail Yelda e il procuratore dei siro-cattolici presso la Santa Sede. "Il governo iracheno ha dichiarato al Sir l’ambasciatore – condanna con forza il rapimento ed è preoccupato per la condizione dei cristiani iracheni che considera una parte importante del popolo iracheno. Al tempo stesso sta facendo il possibile per ottenere il rilascio di mons. Rahho e sta lavorando per dare garanzie di sicurezza ai cristiani e alle chiese. La situazione è complicata ma il ministero dell’Interno è attivato". Oggi in tutto l’Iraq sono state celebrate messe per mons. Rahho e i suoi tre giovani. (dnr)