"Oggi più che mai ci sentiamo figli della Chiesa universale che ci ama e ci sostiene" è quanto ha riferito al Sir padre Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede e Visitatore dell’Europa, subito dopo la messa in suffragio dell’arcivescovo di Mosul, mons. Rahho, celebrata questa mattina da Benedetto XVI. "A concelebrare con il Pontefice ha detto mons. Najim sono stati, tra gli altri, il Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il card. Leonardo Sandri, prefetto per la congregazione delle Chiese orientali ed il card. Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La messa è stata in latino e, per desiderio del Papa, i canti sono stati quella della liturgia caldea, in aramaico. Abbiamo avuto l’ulteriore certezza di essere nel seno della Chiesa universale ha proseguito il procuratore e le parole di Benedetto XVI sono state come un balsamo per la nostra chiesa ferita. Il Papa ci ha indicato la via del dialogo e della pace, additando a tutti gli iracheni l’esempio di mons. Rahho con la sua predilezione per i poveri, i disabili, i martoriati". Al termine del rito, cui hanno partecipato circa 50 tra sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, secondo quanto detto da mons. Najim, Benedetto XVI ha voluto conoscere anche le condizioni in cui vivono le comunità caldee in Europa. (dnr)