"Se il lavoro non porta insieme al risultato economico per i singoli e per l’azienda anche un risultato ideale e morale ha ammonito il cardinale il lavoro perde una gran parte di efficacia per tutti", perché "diventa solo preda di logiche di mercato, logiche che non considerano la centralità della persona che lavora e che vive in una serie di relazioni umane". Per Bagnasco, quindi, il lavoro "deve essere il frutto di una visione ideale della vita, della famiglia, della società; un modo preciso di concepire il benessere e l’economia". Parlando della situazione economica di Genova il porporato ha poi affermato che "a tutti è nota l’operosa storia di Genova nel campo del lavoro e della produzione; le punte di eccellenza di ieri e di oggi; il porto, cuore naturale della città; le risorse umane, culturali, economiche". Per questo, ha spiegato ancora il cardinale, "dobbiamo essere tutti vigili perché ciò che esiste, continui ad esistere in sé e a Genova". "Dobbiamo guardare avanti, non ci si può fermare", ha spiegato il porporato, perché "accontentarsi significa in questo caso andare indietro". Al contrario, per il presidente della Cei "è necessario sviluppare l0’esistente e cerare il nuovo: crearlo e attirarlo". Bagnasco ha poi citato il suo discorso di fine anno, ricordando che "ogni azienda dovrebbe desiderare di avere qualcosa a Genova".