Un appello ai "capi di Stato, di governo e i membri delle famiglie reali" per "boicottare la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino" è stato lanciato oggi da Reporters sans frontieres, che esprime la sua preoccupazione per come "la repressione dei tibetani si stia svolgendo a porte chiuse". L’organizzazione di giornalisti che si batte per la libertà di stampa nel mondo non crede che "il boicottaggio totale dei giochi olimpici sia la giusta soluzione" e propone invece alle autorità di non prendere parte alla cerimonia inaugurale dell’8 agosto perché "sarebbe scandaloso non manifestare fermamente il proprio disaccordo con la politica governativa cinese e non portare il proprio sostegno alle migliaia di vittime di questo regime autoritario". "La Cina afferma Reporters sans frontieres non ha rispettato nessuna delle promesse fatte nel 2001 quando era stata scelta per organizzare le prossime Olimpiadi. Al contrario, il governo reprime brutalmente le manifestazioni tibetane e impone un black-out totale sull’informazione". Ai giornalisti è stato infatti vietato di entrare in Tibet e i pochi presenti sono stati espulsi. L’organizzazione ricorda, inoltre, che in Cina centinaia di giornalisti, internauti e cyberdissidenti sono in carcere "solo per essersi espressi pacificamente", mentre la censura viene applicata su vasta scala.