"Non può ottenere alcun consenso razionale " la tesi "che si possa decidere di togliersi la vita o di farsi togliere la vita in nome della dignità umana". A ribadirlo è il direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, Adriano Pessina, di fronte ai due casi di morte, una avvenuta in Belgio, l’altra in Francia, di cui riferisce oggi la stampa, che hanno rilanciato il dibattito su eutanasia e dignità della vita umana. Due casi diversi, quello di Chantal Sébire e quello di Hugo Claus, ma che, afferma Pessina in una nota, esigono che, "al di là dell’umana comprensione e dell’astensione da ogni giudizio sulle persone" venga ribadita in modo inequivocabile "la motivata indignazione nei confronti di tutti quei tentativi di legittimare, dal punto di vista morale e istituzionale, l’eutanasia e il suicidio assistito". Per il direttore del Centro di Bioetica "non ci si può che rammaricare che simili episodi siano potuti accadere nella nostra epoca che più di ogni altra è impegnata a riconoscere che la dignità umana, fondamento della democrazia e della solidarietà interpersonale, non è mai minata o offuscata dall’esperienza del dolore e della sofferenza". (segue)