Per i medici cattolici in un "sistema deteriorato non basta indicare soluzioni, crediamo invece sia arrivato il momento di metterci tutti in discussione e dimostrare con i fatti che tutti, in quanto operatori di questa sanità, abbiamo il dovere morale e civile di perseguire un obiettivo comune che è la tutela della salute dei cittadini, e che a tal fine deve essere orientata l’azione della politica che gestisce la sanità. Ed in questa logica politica, intesa come ricerca del bene collettivo scrive Teti – è necessario che ciascuno si assuma la responsabilità di dare il meglio di se stesso in competenza, professionalità ed impegno civile, perché il contributo personale è unico ed insostituibile e non può essere soggetto a delega". Da qui la necessità di "un risanamento delle coscienze per recuperare quella cultura della compassione, del soffrire insieme al paziente, del dialogo fiducioso e rispettoso con i familiari, ma anche della relazione positiva e sinergica tra operatori sanitari e tra questi e l’opinione pubblica". L’Amci di Vivo Valentia si dice "fiduciosa" che "il buio profondo in cui si dibatte la sanità vibonese, possa essere la circostanza inevitabile per attivare e far confluire tante energie positive pur presenti per la rinascita della sanità vibonese".