Durante la Veglia di Pasqua di domani la comunità cattolica albanese di San Giovanni della Malva di Roma si arricchirà di nove catecumeni che riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Un "numero considerevole che è motivo di gioia, ma ciò che entusiasma ancor più è il fatto di aver collaudato all’interno del gruppo la voglia di incontrarsi e vivere insieme la preghiera", spiega il coordinatore nazionale dei cappellani cattolici per gli albanesi in Italia della Fondazione Migrantes, don Pasquale Ferraro. Il cammino, spiega "non è facile ma i catechisti si confrontano con la storia e le necessità di ognuno, tentando comunque di esprimere sempre il senso di accoglienza". "Fare comunione significa superare quel senso di sfiducia nell’altro, che in Albania aveva causato il sistema politico totalitario per circa mezzo secolo. Nel Paese di origine gli animi, sconvolti dalla paura, erano spronati all’individualismo come unica possibilità di vita, onde evitare malintesi e pregiudizi sulla propria persona, soprattutto se appartenenti ad una conclamata famiglia di tradizione cristiana". Per gli emigranti albanesi in Italia ricevere i sacramenti è da "inquadrare", conclude don Ferraro, in una "cornice più ampia di rinascita" di cui gli operatori pastorali non possono non tener conto.