"Gli diciamo di lavorare anziché chiedere l’elemosina osservano i volontari del campo nomadi di Sesto Fiorentino ma nessuno di noi prenderebbe a lavorare uno di loro". "Accade prosegue la lettera che molti non possono lavorare perché non hanno documenti; ma per lo stesso motivo non possono accedere a servizi di assistenza, a volte neanche alla Caritas". Ma "la cosa che fa paura e addolora di più sottolineano è l’atteggiamento che anche noi, cattolici ‘zelanti’, abbiamo nei confronti dei ‘poveri’: sotto sotto li consideriamo, oltre che cittadini di serie B, anche persone di serie B. Si stabilisce una sorta di corrispondenza tra lo stato di bisogno meritevole del nostro aiuto e quello per cui i soggetti si dimostrano essere poveri ‘cattivi’ e quindi non meritevoli". Se "queste persone vengono trattate, e di fatto sono considerate come facenti parte di un’altra specie perché la loro presenza ci turba affermano crediamo che non si faccia un buon servizio né alla società, né alla Chiesa, né a nostro Signore". Nella lettera i volontari riconoscono di non avere "ricette per ‘risolvere’ queste situazioni" ma suggeriscono di "ricordare che niente di ciò che siamo e abbiamo ci appartiene veramente e che se qualcuno ha meno di noi, non importa quanto, non sempre è solo per ‘colpa’ sua, come non è solo per nostro ‘merito’ che non abbiamo di più".