NOMADI: APPELLO DA SESTO FIORENTINO, "PERCHÉ ANCORA TANTI PREGIUDIZI TRA I CATTOLICI?" (2)

"Gli diciamo di lavorare anziché chiedere l’elemosina – osservano i volontari del campo nomadi di Sesto Fiorentino – ma nessuno di noi prenderebbe a lavorare uno di loro". "Accade – prosegue la lettera – che molti non possono lavorare perché non hanno documenti; ma per lo stesso motivo non possono accedere a servizi di assistenza, a volte neanche alla Caritas". Ma "la cosa che fa paura e addolora di più – sottolineano – è l’atteggiamento che anche noi, cattolici ‘zelanti’, abbiamo nei confronti dei ‘poveri’: sotto sotto li consideriamo, oltre che cittadini di serie B, anche persone di serie B. Si stabilisce una sorta di corrispondenza tra lo stato di bisogno meritevole del nostro aiuto e quello per cui i soggetti si dimostrano essere poveri ‘cattivi’ e quindi non meritevoli". Se "queste persone vengono trattate, e di fatto sono considerate come facenti parte di un’altra specie perché la loro presenza ci turba – affermano – crediamo che non si faccia un buon servizio né alla società, né alla Chiesa, né a nostro Signore". Nella lettera i volontari riconoscono di non avere "ricette per ‘risolvere’ queste situazioni" ma suggeriscono di "ricordare che niente di ciò che siamo e abbiamo ci appartiene veramente e che se qualcuno ha meno di noi, non importa quanto, non sempre è solo per ‘colpa’ sua, come non è solo per nostro ‘merito’ che non abbiamo di più".