Nel corso della riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite tenutasi martedì a Ginevra, la discussione sulla situazione in Tibet è stata bloccata. In seguito alle reiterate proteste cinesi, il presidente ha detto alle Organizzazioni non governative (Ong) che non potevano limitare le loro osservazioni sui punti nell’agenda del Consiglio alla situazione di un unico Paese. Amnesty international ha focalizzato il proprio intervento sulle gravi mancanze della Cina riguardo ai propri obblighi rispetto alla Dichiarazione di Vienna, "nel garantire che le persone appartenenti alla ” “minoranza tibetana possano esercitare tutti i loro diritti e le loro ” “libertà fondamentali". L’organizzazione e’ stata costretta a interrompere il proprio discorso a causa delle obiezioni da parte dei cinesi presenti, proprio mentre lo stava leggendo. Numerose altre Ong hanno visto vanificati i propri sforzi di discutere la situazione in Tibet. Nell’intervento Amnesty ha espresso "profonda preoccupazione per le violazioni dei diritti umani commesse recentemente nella regione autonoma del Tibet e nelle aree limitrofe". L’organizzazione intendeva chiedere al Consiglio di impegnarsi sulla situazione. Nonostante le restrizioni imposte dalla Cina al dibattito la delegazione cinese ha poi accettato che la situazione in Tibet venga al punto n.4 in agenda.