Nella società attuale, prosegue Bellino, "va cadendo ogni pretesa storicistica di predeterminare modelli entro cui inquadrare il futuro e si va diffondendo la consapevolezza dell’incertezza del domani": di qui la crisi della "cultura del progetto", che ""presuppone una precisa e anticipata idea dell’uomo e della società futura che la crisi attuale della continuità dell’esperienza non permette più di elaborare con sicurezza". E’ la "complessità sociale" che ha bisogno d i una "cultura degli atteggiamenti", propone il relatore: "Gli educatori ed i genitori sempre meno possono e debbono insegnare ai giovani che cosa imparare, ma come impararlo, né in cosa impegnarsi, ma il valore dell’impegno". In altre parole, l’educazione deve creare nei giovani "l’abito o l’atteggiamento o la virtù che lo stimoli alla ricerca della verità, del bene, del bello, dell’utile, del semplice, dell’autentico", per arrivare a "maturare dei propri criteri di orientamento nel mondo e nelle situazioni quotidiane". "Caduta l’idea di poter acquisire in gioventù un bagaglio intellettuale o tecnico sufficiente per tutta la vita suggerisce l’esperto l’unica strada percorribile per dominare il cambiamento è quella di non continuare a rendere i nuovi individui simili ai precedenti, ma di aiutarli ad essere diversi e aperti all’innovazione".