Per aver chiesto di applicare la dottrina sociale della Chiesa, continua mons. Paglia, "venne accusato di essere comunista, ma lui aveva sempre ritenuto che il comunismo fosse da condannare, e non mutò mai parere". Anche mons. Bettazzi accentua "la sua testimonianza di non violenza": "Evangelicamente condannava ogni violenza, anche se riconosceva che non poteva mettere sullo stesso piano la violenza di chi voleva in tal modo approfondire e perpetuare la propria condizione di privilegio economico e politico, nello sfruttamento legalizzato delle grandi masse popolari, e la violenza di chi, esasperato e sfiduciato da una situazione di violenza strutturale che opprime insopportabilmente la stragrande maggioranza della popolazione, non vede altra via d’uscita che quella di una momentanea, inevitabile violenza rivoluzionaria, da abbandonare appena raggiunta una situazione di giustizia effettiva e di solidarietà". Di Cicco ricorda invece la "vicinanza di Paolo VI e di Giovanni Paolo II a Romero". "Al di là delle dicerie – conclude la linea di solidarietà a Romero da parte dei due pontefici documentata bene nel diario dello stesso Romero è ormai un punto fermo". Anche Benedetto XVI, nella visita ad limina dei vescovi salvadoregni, lo ha ricordato tra "i pastori pieni dell’amore di Dio".