Sono passati quasi cento anni da quando, l’8 marzo del 1909, 129 donne operaie di una filanda a New York persero la vita in un incendio, "sacrificio involontario" avvenuto dove venivano difesi il loro diritto di lavoro, di un minimo di tutela e rispetto della loro dignità di persona umana e di lavoratrici. Eppure, ancora oggi "la donna, in famiglia e nella società, subisce effetti negativi per la carenza di opportuni servizi sociali". A denunciarlo è Franco Previte, presidente dell’associazione "Cristiani per servire", secondo il quale è ancora diffusa "l’abitudine di addossare alla donna la soluzione di molteplici problemi connessi alla vita familiare", anche se da qualche tempo emergono "modi sempre più efficienti di collaborazione fra i vari membri della famiglia". Nella nota, l’associazione segnala le difficoltà di "quelle donne, madri, sorelle, vittime indifese di violenze d’ogni genere, che lasciano nella vittima profondi solchi, quasi irreparabili, di natura psichica", o delle donne "che devono combattere quasi quotidianamente con la presenza in famiglia di congiunti disabili". Anche a livello europeo, conclude Previte, "la problematica femminile non può essere considerata alla stregua di ‘settore’ o di rievocazione di una Giornata, ma assunta come una metodologia per continuare a proporre soluzioni che tengano soprattutto conto della specificità dell’essere donna".