"Unire le forze per consentire alla società armena di conservare e rafforzare i principi cristiani che la fondano e la caratterizzano". Consiste in questo l’"impegno solidale e comune" tra Santa Sede e chiesa armena, a partire dalle "comuni preoccupazioni per la promozione della vita umana, in tutte le sue fasi, per lo sviluppo dei valori civici, per l’onestà, per la fedeltà coniugale, per l’interesse per il bene comune, per una solida educazione dei giovani, per l’aiuto attento e disponibile ai poveri, ai malati, agli emarginati". A citare queste "sfide", che esigono non "divisioni" ma "piena e convinta collaborazione", è stato il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, durante la celebrazione dei Vespri con la comunità cattolica, a Gyumri. Secondo Bertone, inoltre, è "indispensabile" una "formazione approfondita e convinta dei laici", perché solo "fedeli maturi debitamente preparati"possono "assicurare un’animazione capillare": l’esperienza degli anni di comunismo, infatti, ha dimostrato che "senza quest’impegno di padri di famiglia, di nonne e di madri e di giovani, la religione si rinchiude nel villaggio e nel villaggio si consuma spesso in piccole ma dannose contrapposizioni che possono distruggere la serenità e la stessa vita cristiana". Tutto ciò, ha concluso Bertone, anche per contrastare la "scarsità di clero", che "speriamo venga presto superata".