"La Cina si sente un Paese forte ma incompreso; per cui le richieste nel campo dei diritti umani potrebbero essere viste come provocazioni da respingere. Allora bisogna presentare casi concreti, nei quali è più facile mostrare le loro contraddizioni": è questo il parere di Lina Tamburrino, giornalista ed esperta di Cina (ha vissuto sette anni come corrispondente a Pechino), intervenuta ieri sera a Roma ad un incontro sul rapporto di Amnesty international "Pechino 2008. Olimpiadi e diritti umani in Cina", presentato a livello nazionale il 5 dicembre scorso. L’organizzazione sta portando avanti una campagna affinché la Cina onori, in coincidenza con le Olimpiadi di agosto, gli impegni assunti di fronte al Comitato Olimpico internazionale (Cio) nell’ambito dei diritti umani. Le richieste riguardano la riduzione significativa della pena di morte, dei campi di "detenzione amministrativa" – nei quali lavorano circa 1 milione di cinesi -, della censura su stampa, tv e internet e delle persecuzioni in atto contro gli attivisti per i diritti umani. In vista delle Olimpiadi, ad esempio, stanno aumentando gli arresti dei difensori dei diritti umani che protestano contro gli sfratti governativi di terreni e abitazioni, demoliti per costruire impianti sportivi, senza che gli interessati abbiano la possibilità di opporsi e con risarcimenti minimi. (segue)