"Soprattutto nei grandi schieramenti, spesso le figure femminili, più o meno importanti, sono sovraesposte, nel senso che sembrano rappresentare punti di riferimento di ‘immagine’, più che di sostanza". Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina, interviene in questi termini sulla questione delle cosiddette "quote rosa", che si ripresenta puntuale anche in questa tornata elettorale. Sono le stesse candidate, infatti, a lamentare poca rappresentanza femminile nelle liste, a causa di una "penalizzazione" non solo dal punto di vista numerico, ma anche riguardo alle possibilità effettive di "passare". Candidature "specchietto per le allodole", insomma? "Io credo risponde Ricci al Sir che si sottovaluti il fatto che l’elettorato è ormai maturo: non credo che ragazze poco più che ventenni, pur volenterose, possano dire molto in ordine all’impegno politico, che richiede un minimo di preparazione". L’"ideale", per la donna, sarebbe "non replicare le logiche e i modelli ‘maschili’ che ancora prevalgono, soprattutto i politica". Per Sindoni, dunque, "ci vuole uno stile diverso, capace di andare oltre lo schema maschile-femminile verso una cultura politica della reciprocità, in cui anche le donne possano assumere un ruolo di primo piano, da persone mature e capaci di ‘farsi dialogo’ sui valori forti, attorno a cui realizzare alleanze trasversali".