Al di là della sospensione dei negoziati con gli israeliani decretata da Abu Mazen e in attesa che quest’ultimo riprenda i contatti con Hamas, come richiesto dai Paesi arabi, "è evidente che il coinvolgimento di Hamas nel meccanismo diplomatico e nello stesso governo dell’Anp appare essenziale per garantire una qualche credibilità agli esiti dello stesso negoziato. Hamas ha dimostrato che può, se vuole, provocare una impennata della tensione e far deragliare lo sviluppo del processo di pace". Ed è proprio "questo meccanismo di veti e di ricatti incrociati che la Comunità internazionale, insieme al mondo arabo e specificamente con Egitto e Arabia Saudita, dovrebbe impegnarsi a smantellare, favorendo la ricomposizione interna interpalestinese, la tregua tra Hamas e Israele e lo scambio dei prigionieri, dando impulso ai ristagnanti negoziati sul Final Status". Il tutto senza trascurare un eventuale contributo siriano. "Se la Comunità internazionale si dimostrasse incapace, e i protagonisti locali venissero lasciati soli conclude Cingoli – lo sviluppo degli avvenimenti è annunciato: tra qualche settimana Gaza verrà rioccupata da Israele, molto sangue correrà per le sue strade, e la finestra apertasi ad Annapolis sarà rinchiusa".