"Stiamo riducendo la libertà religiosa, negli Stati Uniti, a libertà di coscienza privata e di culto: la concezione di libertà religiosa contenuta nella costituzione dell’ex Unione Sovietica". Il grido d’allarme è venuto dal card. Francis George, arcivescovo di Chicago, durante l’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura. "Le istituzioni politiche democratiche è la tesi del porporato possono diventare vere e proprie ‘agenti’ di secolarizzazione", come dimostra la giurisprudenza della Corte suprema Usa in materia di libertà religiosa. L’organismo giuridico americano, ha spiegato George, "non ha ancora negato che la libertà religiosa sia un diritto umano, dunque più di un diritto civile, ma tende a considerare l’espressione pubblica della religione come un fattore di divisione, qualcosa che l’ordine sociale deve guardare con sospetto". Partendo, cioè, dal principio che "ogni differenza è segno di divisione o persino di discriminazione", la tendenza generale è quella ad "eliminare tutte le differenze, incluse le differenze religiose, culturali, di genere, razziali: tutto, tranne le differenze economiche". Non si tratta quindi di "neutralità", quindi, ma di "disprezzo della religione", sostiene il cardinale, sottolineando come in America la libertà di religione venga "de-istituzionalizata ed assimilata al diritto di ciascuna persona all’espressione di sé".