"Imparare a pregare è l’unica, concreta risposta alla sfida della secolarizzazione". A lanciare la provocazione è stato oggi mons. Donal Brendan Murray, vescovo di Limerik (Irlanda), intervenendo all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, in corso a Roma (fino all’8 marzo) sul tema: "La Chiesa e la sfida della secolarizzazione". "La secolarizzazione è l’analisi del presule ha le sue radici in una cultura che trova sempre più difficile credere in un Dio personale che è amore. La crisi di fiducia nella Chiesa è la conseguenza inevitabile della crisi della fede in Dio". L’influenza della "cultura secolarizzata", per mons. Murray, è oggi talmente forte da indurre alla "tentazione di pensare" in termini di "strategie di marketing, programmi di ristrutturazione e tecniche di comunicazione". Più che di "progetti di riforma e di rinnovamento di strutture", è invece la tesi del vescovo, c’è bisogno di "trovare spazio per la contemplazione e la preghiera": nelle celebrazioni liturgiche "ben preparate", attraverso l’adorazione eucaristica e le "varie forme" di lectio divina, tramite "movimenti o gruppi di preghiera". Tutto ciò, ha spiegato il presule, sulla base della consapevolezza che "la Chiesa non è semplicemente un’istituzione che fa ‘cose’ per la gente", ma una comunità che testimonia un "nuovo orizzonte" sulla vita, a partire dal’amore di Dio.