"Mons. Faraj, vescovo del sorriso, sono sicuro che tu ora sei in meditazione e che il tuo pensiero vaga pur in un angusto spazio". Con queste parole padre Douglas Al Bazi, sacerdote cattolico caldeo di Baghdad, rapito nel novembre del 2006 e rilasciato dopo 9 giorni di sequestro, si rivolge al vescovo di Mosul, mons. Faraj Paulus Rahho, rapito il 29 febbraio. "Sono sicuro che le domande che ti stanno ponendo ti investono con la violenza degli spari e che la tua lingua prova vergogna nel rispondere" scrive padre Al Bazi nella sua lettera, rilanciata da Baghdadhope, in cui rivive anche la sua prigionia. "Sono sicuro che tu puoi sentire l’odore dei tappeti da preghiera, il cigolìo della porta, il richiamo alla preghiera dai minareti nella stessa buia camera dove ti trovi. So che sei dispiaciuto di ascoltare parole ed insulti privi di senso che ti feriscono, ti fanno sentire straniero nella tua città e ti spingono a chiederti cosa puoi mai avere fatto nella tua vita da suscitare tanto odio. So che stai mangiando per abitudine e non per fame, e che il cibo che ti portano non viene da una terra irrigata da acqua o sudore ma da sangue"."Eccellenza, – conclude padre Douglas – ti stiamo aspettando, che tu faccia ritorno o meno. Tu sei un martire, un testimone della Fede. Alzati e torna da noi. I tuoi figli ti stanno aspettando".