Nonostante "l’apparente trionfo della decadenza", nell’uomo di oggi "emergono i segni di un’attesa", sotto forma di "inquietudine, risveglio, interesse e coinvolgimento per gli altri". Ne è convinto mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, intervenuto oggi all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, in corso a Roma (fino a domani) sul tema: "La Chiesa e la sfida della secolarizzazione". Secondo il vescovo, "la qualità etica dell’agire umano non sta nelle possibilità della ragione e nelle sue pretese di assolutezza, ma nel suo essere consapevole dei propri rischi e delle proprie capacità in campo etico e sociale, per inserirsi ordinatamente in un progetto di umanità solidale e di responsabilità morale nei confronti di ogni essere umano, specialmente del debole e dell’indifeso". Secondo il teologo, infatti, c’è "un’esigenza diffusa di un nuovo consenso intorno alle evidenze etiche", che "nasce dal bisogno di definire con chiarezza le cose come sono e di fare il bene non per il risultato che se ne può trarre, ma per la forza del bene in se stesso". "Ritrovare la passione per la verità": questo, in sintesi, il "desiderio" più profondo dell’uomo secolarizzato, in cerca contrariamente alle apparenze – di "ciò per cui valga veramente la pena di vivere al di là di ogni calcolo o di ogni progetto misurato soltanto sull’orizzonte penultimo". (segue)