“La Chiesa – mentre richiama il dovere civico di andare a votare – non si coinvolge con nessuna scelta di schieramento, pur essendo tutt’altro che animata dal disinteresse e dal disimpegno”. È quanto ribadisce Ivan Maffeis, direttore di Vita Trentina (Trento), che spiega: “Il silenzio rispettoso circa le scelte di campo non pone tra parentesi i grandi temi etici (la tutela della vita, la promozione della famiglia, la costruzione della pace…): criteri di discernimento, che la comunità cristiana non si stanca di ribadire a tutti, non per un interesse religioso, bensì in nome del bene comune”. Si tratta di criteri, aggiunge Antonello Mura, direttore di Dialogo (Alghero-Bosa), che “sono iscritti nel nostro dna di credenti e di cittadini, perché – siamo certi – non si può scegliere di vivere con la fede senza interessarsi contemporaneamente, e con passione civile, della vita sociale”. Per quanto riguarda le “indicazioni di voto”, Paolo Busto, direttore di La Vita Casalese (Casale Monferrato), ricorda che “da 15 anni la Chiesa non dà indicazioni sui partiti, ma chiede di scegliere con attenzione i valori e le persone che li rappresentano. Molto chiara questa linea è stata espressa recentemente dal segretario generale della Cei. Votiamo anche se l’uno o l’altro dei partiti non ci soddisfa del tutto. È meglio votare con qualche riserva che non votare del tutto. L’astensione è certamente un grave sbaglio”. (segue)