Padre Musallam, d’accordo con il ministero dell’Istruzione, ha perfino anticipato la chiusura della scuola ai primi di maggio anziché alla fine. "Ci danno l’elettricità per alcune ore al giorno – prosegue -, ma non abbastanza per far funzionare i generatori ed è troppo costoso tenerli accesi durante il giorno. Ormai possiamo solo riunirci in chiesa e pregare. Gli israeliani non smettono di uccidere: il posto di ritrovo degli abitanti di Gaza è il cimitero, stanno svuotando la Striscia. Non ci sono più neanche le bare, a volte i corpi vengono coperti con la sabbia". "Da quando il personale delle agenzie umanitarie ha lasciato la Striscia, non c’è il cibo assicurato neanche per 10 giorni al mese". "Nessuno può entrare nella Striscia, neanche religiosi che volessero venire ad aiutare, neppure il patriarca… Ciascuno ha già venduto tutto quel che poteva: oro, mobili, tutto pur di sopravvivere. I negozi sono vuoti: avremmo bisogno di 700 camion di merci al giorno per un milione e 200 mila persone. Invece gli israeliani ne fanno entrare sette al giorno. Ma nonostante tutto ci sarà il festival di fine anno scolastico: "I bambini avranno una festa a dispetto della punizione inflitta ad un’intera nazione, i miei bambini canteranno e balleranno" conclude il parroco.