Preoccupazione è stata espressa nella serata di ieri da Katharina Ritz, capo del Comitato della Croce Rossa a Gerusalemme (Icrc), per la sospensione da parte di Israele del programma di visite dei familiari ai palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Per le famiglie di Gaza che hanno parenti in carcere, affermano dall’Irin, l’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, questi ultimi 11 mesi sono stati particolarmente difficili poiché non hanno potuto fare loro visita ma scrivere solo brevi messaggi. "E’ importante che le famiglie abbiano contatti con i loro parenti detenuti e psicologicamente è altrettanto importante che i detenuti vedano i loro familiari" afferma Ritz che fa anche notare che le famiglie portano ai prigionieri libri e vestiti. Secondo stime del gruppo per i diritti umani israeliano B’tselem sarebbero 760 i detenuti di Gaza, di cui 4 donne, nelle prigioni israeliane, tutti accusati di crimini contro la sicurezza. Il programma di visite era attivo dal 1968 ma è stato sospeso poco prima che Hamas prendesse il controllo della Striscia. Il ministero della Difesa israeliana afferma che "c’è una decisione del Governo di non permettere l’uscita da Gaza se non per casi umanitari. Il militare Gilad Shalit dalla sua cattura nel 2006 non ha mai avuto contatti con i suoi familiari".