La comunità internazionale, a suo avviso, "dovrebbe essere in grado di far sedere allo stesso tavolo i diversi gruppi e insieme a loro trovare delle soluzioni". Secondo Sartor l’appello del Papa è importante perché "in alcuni casi la Chiesa cattolica può giocare un ruolo. Penso soprattutto al Burundi dove la maggior parte della popolazione è cattolica, mentre in Somalia e in Darfur si può intervenire nell’umanitario". "Fa bene il Papa ad invitare la comunità internazionale a trovare nuove vie per intervenire afferma -, tenendo però conto che alla fine c’è una parte di responsabilità a livello locale. La gente dovrebbe cambiare mentalità e non considerare il conflitto come uno strumento di risoluzione dei problemi". Inoltre, aggiunge, "c’è anche tutto un lavoro da fare sulle armi e gli interessi economici. Per eliminare i conflitti nel mondo va anche limitata la produzione di armi e fare in modo che gli interessi economici degli Stati non giochino sui possibili conflitti". Sui rischi di guerra civile in Burundi Sartor conferma – dopo contatti in loco con i giovani del servizio civile – che "la gente è molto preoccupata perché in realtà il Burundi non è mai stato completamente pacificato. Soprattutto nella zona a nord della capitale già c’erano scontri, sparatorie, perché i ribelli del Fnl (Forze per la liberazione nazionale) non sono mai arrivati ad un accordo di pace con il governo". ” ” ” “