"C’è un problema di prevenzione dei conflitti africani che non viene messo in atto da parte della comunità internazionale. Fino a quando i riflettori non vengono accesi sulle crisi nessuno se ne occupa. Anche perché a volte non si ha interesse a intervenire o si continuano a fare i propri interessi, che spesso vanno a favorire questi conflitti". A parlare è Giovanni Sartor, responsabile dell’Ufficio Africa di Caritas italiana, che commenta in una intervista su old.agensir.it gli appelli lanciati ieri da Benedetto XVI per "far cessare le violenze" in Africa, soprattutto in Darfur, Somalia e Burundi. La Caritas lavora con i partner locali nella gestione dei campi profughi in Darfur, gestiste un dispensario in Somalia, a Baidoa, e sostiene interventi sociali di diverso tipo in Burundi. "I conflitti in Africa – precisa Sartor – sono dovuti a cause esterne ed interne. In Darfur, ad esempio, la comunità internazionale ha pensato che la soluzione fosse la forza di peace-keeping. Invece bisogna lavorare con le comunità, parlare con la gente, mettere in contatto e comunicazione i diversi gruppi perché arrivino ad una pace effettiva. Altrimenti si rischia di fare una pace solo sulla carta. Inoltre il Darfur deve essere considerato all’interno del problema globale del Sudan. Altrimenti se non si riesce a portare tutti alla pace non serve a nulla".(segue)