Come esempio di "controversie sociali pertinenti" – in cui "la voce della Chiesa è adeguata e necessaria" – Carroggio ha citato i dibattiti "di interesse pubblico con implicazioni etiche e antropologiche", che chiamano in causa i "valori non negoziabili". Per quanto riguarda, invece, il dibattito sulle "questioni negoziabili", che si riferiscono cioè "all’ambito delle opinioni personali", esistono "molte opinioni del mondo cattolico": potrebbe essere, quindi, "controproducente un ruolo troppo attivo" di chi parla a nome della Chiesa, nelle "controversie superflue". Il ruolo degli uffici di comunicazione della Chiesa, dunque, "non è di eliminare le controversie, ma di gestirle, sfruttando appieno ogni possibilità comunicativa". Come? Anzitutto ha risposto il relatore tramite la "chiarezza nei contenuti", espressi "in linguaggio giornalistico e non omiletico";in secondo luogo, utilizzando "un approccio positivo", attraverso "una successione di persone e fatti che si muovono in senso opposto a quello delle controversie". "Contribuire ad elaborare un discorso convincente e pubblico sugli argomenti oggetto di dibattito": secondo Carroggio è questo il "compito chiave" del comunicatore cattolico, chiamato ad un lavoro di "rimboschimento culturale" e di "intraprendenza creativa", per "cerare di trasformare le controversie mediatiche in uno sforzo di dialogo e di amicizia". ” ” ” ” ” “