"Le controversie pertinenti, se gestite bene, non sono che l’altra faccia della rilevanza". Lo ha detto Marc Carroggio, della Pontificia Università della Santa Croce, aprendo oggi il 6° seminario professionale sugli Uffici di comunicazione della Chiesa, promosso a Roma (fino al 30 aprile) dal citato ateneo sul tema: "Comunicazione della Chiesa e cultura della controversia". Secondo il relatore, chi parla a nome della Chiesa "deve prendere le distanze dal modello comunicativo del consenso, che sottomette ogni azione ai sondaggi di popolarità": anche a costo di incassare forme di "contrarietà" al messaggio cristiano che arrivano "fino a forme di ostilità pubblica e di rifiuto". Gestire le controversie significa, nello stesso tempo, "domandarsi se la controversia non sia anche un segno di efficienza nella comunicazione del messaggio stesso: a volte le controversie sono la conferma che il messaggio è arrivato". "Affermare la priorità dio Dio sul mondo ha spiegato Carroggio è inevitabilmente motivo di scontro per chi dà la supremazia ai beni economici o finanziari: questo, però, non vuol dire che le posizioni della Chiesa generino sempre controversie". Di qui la necessità, per gli uffici di comunicazione ecclesiali, di "svolgere un ruolo attivo proprio a patire dal rispetto delle posizioni dell’altro, come argomenti che stimolano le proprie idee" (segue).