“I dati sulla conoscenza e diffusione della Bibbia in un gruppo qualificato di paesi, tra cui Italia, Usa, Spagna, ci dicono che la secolarizzazione è un fenomeno diffuso e che le diverse Chiese nazionali hanno scelto stili differenti per starci ‘dentro’ e per affrontarla”: lo ha detto Luca Diotallevi, docente di sociologia e coordinatore della ricerca sulla Bibbia presentata oggi in Vaticano. “Nonostante risultati molto diversi da paese a paese, ciò che emerge è che la sete di Dio, nonostante la secolarizzazione, non si estingue nel cuore dell’uomo e la Bibbia contribuisce a dare risposte alle tante domande di senso. La preghiera attraverso la Bibbia infatti rappresenta una pratica molto diffusa in tutti i paesi considerati, non appartiene ad una setta o a una minoranza ma viene considerata e praticata da una larga maggioranza della popolazione. Questo anche se la gente poi ammette che la Bibbia è un testo difficile e chiede aiuto nella sua interpretazione”. Secondo Diotallevi, “pur in presenza di un certo numero di lettori della Bibbia ‘fondamentalisti’, la maggioranza si accosta alle Scritture in maniera matura, partecipando ai riti, estendendo le letture ad altri libri religiosi. Non c’è inoltre correlazione tra l’appartenenza politica, di destra o di sinistra, e l’uso della Bibbia, come pure la Bibbia non è uno strumento di devozione individuale. Chi si accosta alla Bibbia sviluppa anche una attitudine comunitaria in maniera più spontanea e naturale”.