"A differenza della politica, della finanza e dello sport, la religione diventa notizia solo quando accade qualcosa fuori del normale, di controverso o di esotico: il che significa che la copertura mediatica della religione è spesso episodica, casuale, e raramente penetra nel cuore dell’esperienza religiosa". A farlo notare è stato John Allen, giornalista del National Catholic Reporter e della Cnn, intervenuto all’ultima giornata del sesto seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa, promosso in questi giorni a Roma dalla Pontificia Università della Santa Croce- "Neanche durante il periodo tra la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI, tre anni fa ha fatto notare il vaticanista americano le reti nazionali Usa hanno trasmesso tre messe in una settimana, della durata di oltre due ore ciascuna. Questa è stata, in effetti, la più ampia settimana di ‘seminario sul cattolicesimo’ mai offerta dai media americani". La "sfida" che resta da affrontare, invece, è per Allen quella di "comunicare la vita della propria comunità locale". Come? Ad esempio, incoraggiando la nascita di un "ministero delle comunicazioni" come parte del "pacchetto base" della vita pastorale cattolica: ciò comporta, ha spiegato Allen, far diventare le comunicazioni "una componente essenziale delle attività pastorali, alla pari della pastorale giovanile o del ministero liturgico".