Lo psichiatra e supervisore del progetto Marco Mazzetti ha delineato alcune caratteristiche delle persone migranti che hanno subito torture o violenze diverse, utili per fornire elementi alle Commissioni territoriali che, in seguito alla "domanda di protezione internazionale" dovranno decidere se accordare o meno ai richiedenti asilo lo status di rifugiato o, con le nuove normative, anche quello di "beneficiario di protezione sussidiaria" a causa di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale (donne e violenza domestica, diritti d’onore, omosessuali, ecc.). Questo tipo di permesso viene concesso per tre anni anziché per cinque come ai rifugiati, ed entrambi sono rinnovabili. "Spesso le persone vittime di violenze o torture perdono la concezione lineare del tempo e si contraddicono ha spiegato Mazzetti -, si isolano e non chiedono aiuto, hanno crisi di paura, ansia, aggressività, disturbi di concentrazione e del pensiero, reazioni paranoiche, sindromi depressive. E purtroppo i casi di suicidio non sono rari, anche a distanza di tempo". Anche perché la vicenda migratoria, se non è vissuta bene, aggrava il trauma già esistente. (segue)