"Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: è la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta". Lo ha detto il Papa, facendo una sosta presso i sei altari della Basilica di S. Bartolomeo, che "ricordano i cristiani caduti sotto la violenza totalitaria del comunismo, del nazismo, quelli uccisi in America, in Asia e Oceania, in Spagna e Messico, in Africa". In questo modo, per Benedetto XVI, "ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato", in cui "tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa", altri "sono stati uccisi in odio alla fede", e "non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli". "Sono tanti!", ha esclamato il Pontefice, ricordando che Giovanni Paolo II li aveva definiti "un grande affresco dell’umanità cristiana del ventesimo secolo". "La testimonianza di Cristo sino all’effusione del sangue parla con voce più forte delle divisioni del passato", ha ripetuto Benedetto XVI, e ha aggiunto: "Apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia", ma in "Gesù risorto comprendiamo il senso del martirio".