"Si inaugurava ha proseguito mons. Betori – una nuova stagione, che avrebbe riproposto nella Chiesa il nascere e l’evolversi di un dibattito laborioso e creativo, incentrato sulla possibilità di coniugare, ancora una volta come nel passato, arte e architettura con fede e liturgia". In realtà, ha ricordato il presule, "nasceva in quegli anni anche il progetto culturale della Chiesa italiana. In esso si esprimeva l’urgenza di ritessere un rapporto tra fede e cultura, sia per favorire l’evangelizzazione della cultura sia per promuovere l’inculturazione della fede". Si trattava "da una parte di mostrare come la fede potesse essere ancor oggi un fattore propositivo di autentica cultura per l’uomo; dall’altra di intercettare gli interrogativi più vivi che la cultura contemporanea pone alla fede e rispondervi con una pastorale più attenta ai risvolti culturali della sua azione". In tale rinnovato dialogo, ha sottolineato il segretario della Cei, "dovevano trovare spazio non solo le questioni che attengono al rapporto con le scienze e con la riflessione filosofica, ma anche quelle che appartengono allo spazio dell’espressione artistica e del modo con cui l’uomo configura il suo ambiente". "Dentro questo alveo ricco e fecondo ha aggiunto -trovava origine l’iniziativa dei progetti pilota, che avrebbe chiamato a lavorare insieme" architetti, artisti e liturgisti". (segue)