La maggior parte degli intervistati (37,7%) ha infatti rinunciato a svolgere il servizio perché si sono presentate occasioni lavorative, il 23,8% per motivi personali, il 19,7% perché il servizio civile era incompatibile con gli studi, il resto per altri motivi. Tra chi ha interrotto il servizio in corso il 32,5% lo ha fatto perché ha trovato un lavoro, il 24% perché si è accorto dell’inconciliabilità con gli altri impegni, il 21,2% perché ostacolava il proseguimento degli studi. Se al crescere delle opportunità lavorativa aumentano gli abbandoni, si evidenzia così come il servizio civile rappresenti oggi "un’alternativa appetibile alla mancanza di un lavoro, in quanto consente di guadagnare e di maturare un’esperienza che arricchisce un curriculum". Da qui le proposte di "un ripensamento della durata del servizio stesso" e dell’entità del rimborso spese, che porterebbe a "selezionare i giovani più motivati e a scartare quelli in cerca solo di un reddito, ma probabilmente avrebbe l’effetto di ridurre il numero complessivo dei volontari". (segue)