"Il testo unico sulla sicurezza disegna un’architettura istituzionale, aggiungendo elementi fondamentali. Senza il concorso di chi vive la realtà del lavoro, e senza quello delle istituzioni, non è possibile un coordinamento e una riduzione degli infortuni". Così Stefano Signorini, responsabile della segreteria tecnico-scientifica dell’Ispesl (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro), ha commentato il nuovo Decreto legislativo "in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro", pubblicato lo scorso 30 aprile sulla Gazzetta ufficiale, parlando ieri a Roma ad un incontro promosso dal Movimento lavoratori di Azione cattolica (Mlac) su "Morire di lavoro? Lavoratori e imprese per un nuovo dialogo sulla sicurezza". A mancare, fino ad ora, "un coordinamento delle azioni istituzionali e legislative in materia di sicurezza, nonché delle diverse banche dati che registrano gli infortuni". Una carenza che ha "reso difficile programmare azioni efficaci in materia di sicurezza". Il responsabile dell’Ispesl, presentando un’"Indagine integrata per l’approfondimento dei casi di infortunio mortale", ha rilevato come le morti sul lavoro non siano una fatalità: "solo il 10% è accidentale, mentre il 72,3% è frutto di errori di procedura oppure di un uso errato o improprio di attrezzature".