Per lo studioso, le attuali ricerche "sulla vita embrionale, clonata, ibridata, selezionata, studiata e distrutta, ci dovrebbero indurre a pensare" all’immagine dell’uomo "che stiamo promuovendo". "Stiamo trasformando la vita embrionale umana in un progetto in mano ai desideri e alle paure degli adulti, oltre che agli interessi della ricerca", afferma, e forse "non ci rendiamo ancora conto della gravità di queste scelte". "Accettare l’idea che esista un primato della ricerca scientifica, sia pure per scopi terapeutici ribadisce Pessina – significa introdurre di nuovo una discriminazione tra gli uomini, valutati a seconda delle fasi del loro sviluppo, o della loro utilità". Ma anche opporsi, "in termini politici, a questi progetti in nome del fatto che non otterrebbero i risultati terapeutici attesi e promessi, è altrettanto grave e miope che permetterli – chiarisce -, perché significa, implicitamente, ammettere che se i risultati ci fossero, allora queste ricerche sarebbero lecite", mentre "il primo compito della politica è quello di garantire il principio di uguaglianza che è la base della democrazia". "Abbiamo bisogno di un supplemento di riflessione e di coraggio conclude Pessina -: la libertà si esercita anche attraverso un motivato rifiuto della manipolazione della vita umana".