"La fede è amore, e perciò crea poesia e crea musica". Lo ha detto il Papa, riferendosi a Romano il Melode, nato in Siria verso il 490, protagonista della catechesi dell’udienza generale di oggi, svoltasi in due tempi prima in Basilica e poi nell’ Aula Paolo VI – alla presenza di circa 15mila persone. "Romano resta nella storia come uno dei più rappresentativi autori di inni liturgici della Chiesa cristiana d’Oriente", ha detto Benedetto XVI,ricordando che "l’omelia era allora, per i fedeli, l’occasione praticamente unica d’istruzione catechetica". Romano il Melode si pone, dunque, "come testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca": "Attraverso le sue composizioni le parole del Pontefice – possiamo renderci conto della creatività liturgica, del pensiero teologico, dell’estetica e dell’innografia sacra di quel tempo". Indicativo era anche il luogo in cui Romano predicava: "un santuario di periferia. Saliva all’ambone posto al centro della chiesa e parlava alla comunità ricorrendo ad una messinscena piuttosto dispendiosa: utilizzava raffigurazioni murali o icone disposte sull’ambone e ricorreva anche al dialogo". Per il Papa, Romano "era un catechista più che un teologo in senso stretto", e "sua preoccupazione era di comunicare ai fedeli il piano di Dio perla salvezza degli uomini in Cristo mostrando lo stretto legame tra creazione e redenzione".” ” ” “