"La sentenza di ieri della Cassazione sul caso Cogne chiude un capitolo doloroso non solo per la comunità di Cogne, ma per l’intero Paese e anche per l’informazione in Italia, con le sue luci e le sue ombre". Ad affermarlo Massimo Milone, presidente dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), commentando un caso che per sei anni ha garantito grandi ascolti a tutte le trasmissioni che se ne sono occupate. "Il caso Cogne sostiene Milone è stata una seconda rivoluzione, dopo la prima, che, a livello planetario, è stata rappresentata dalla morte e dai funerali di Lady Diana in diretta televisiva come grande evento mediatico. In Italia, con il caso Cogne è stato registrato il ‘processo dei processi’ in diretta televisiva". Per Milone, questo modo di fare tv svela, appunto, delle "ombre": "Il caso Cogne deve far riflettere tutta la comunità del giornalismo radio-televisivo pubblico e privato e la carta stampata, che su questo caso, come su quello di Erika, ha riprodotto sulle sue pagine un’informazione a ‘rotocalco televisivo’. Infatti, spettacolarizzazione, approssimazione e una dose di cinismo sono emersi prepotentemente in questi anni nella nostra professione". In questo senso, "è necessario sottolineare la grande responsabilità del giornalismo italiano rispetto ai soggetti meno protetti, come il piccolo Samuele". (segue)” ” ” “