ASSEMBLEA CEI: NOTA SIR SU PROLUSIONE CARD. BAGNASCO

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.

Sono i toni che colpiscono nella prolusione con cui il cardinal Bagnasco ha aperto la 58a assemblea dei vescovi. Sono i toni giusti per questo momento complesso, in cui il Paese ha bisogno di sentirsi dire le cose come stanno, ma nello steso tempo ha bisogno di prospettiva e di cuore. E’ un momento delicato e creativo, questo, oggi, per l’Italia e gli italiani. E il presidente della Cei sembra volere accompagnare le scelte del Paese, invitando a fare in fretta, a guardare avanti, e a farlo insieme. C’è l’educazione al cuore di questo discorso che cerca di porsi in una prospettiva di speranza e di futuro, ci sono i giovani, di cui tanti parlano e di cui pochi si occupano. Per i giovani servono proposte esigenti, perché sono disposti a fare grandi cose: sarebbe imperdonabile narcotizzarli nelle spire di un sistema sempre più autoreferenziale di comunicazione e di consumo. L’educazione insomma è al centro. Ne consegue l’appello alla politica, tutti, maggioranza e opposizioni, perché "ci si attende un periodo di operosa stabilità, al quale costruttivamente partecipino tutte le forze politiche, nei ruoli loro assegnati". I problemi vanno affrontati, prendendo come bussola il bene comune. Emblematico il ragionamento sull’immigrazione, ricordando il concreto e instancabile prodigarsi della Chiesa per venire incontro alle persone in difficoltà: "A chi vuole stabilirsi in Italia si deve arrivare a proporre un patto di cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie. L’identità del nostro popolo non è sorta oggi, perché si è consolidata in una storia secolare, e per questo da una parte chiede rispetto e dall’altra rimane aperta e capace di incontrare altre culture, nella prospettiva di un’identità arricchita per tutti". La stessa misura si applica alla questione di cui tanto si parla, quella della sicurezza: urgono risposte, ma nello stesso tempo il presidente della Cei osserva che c’è un’insicurezza esterna e ambientale, legata ai movimenti delle persone come all’esposizione delle abitazioni; ma c’è anche un’insicurezza sui valori che devono interiormente rassicurare le persone, e renderle più salde. Lo stesso vale sugli altri temi in agenda dai rifiuti, alle morti sul lavoro, dalla difesa del potere d’acquisto, all’emergenza abitativa, alla famiglia, vero perno intorno al quale fare ruotare politiche concrete a misura di cittadinanza. Con una certezza: l’assicurazione che la Chiesa è "incarnata e vicina", alla gente. Parla del "sagrato", il presidente della Cei, luogo dell’accoglienza e dell’incontro, dell’orientamento a Dio come al prossimo e così evoca la concretezza della vita delle comunità, evoca il dialogo, l’amicizia e l’ascolto. E’ un tessuto di vita vera, che è l’identità italiana, la sua risorsa preziosa e insieme la garanzia di futuro.