Si è poi passati ad una seconda fase, quella della "procreazione artificiale", "perseguendo il figlio, anche al di fuori dell’unione coniugale" ed aprendo a nuove prospettive: "la clonazione, le madri surrogate, la sperimentazione sugli embrioni, il prelievo delle cellule staminali embrionali fino alla gravidanza maschile". "La conseguenza finale ha concluso mons. Sgreccia – è che il figlio diventa un oggetto opzionale e l’amore un esercizio dei dinamismi biopsicologici, scissi dalla spiritualità e dalla responsabilità procreativa". Secondo il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per rendere "fecondo" ancora oggi il messaggio centrale contenuto nel documento conciliare "Humanae Vitae" occorre renderlo "pienamente umano". Significa innanzitutto "ridare slancio evangelico ai credenti, spesso spaventati e afflitti dallo stato d’animo della sconfitta, e, come paralizzati dalle barriere della secolarizzazione". Ma ciò sarà possibile solo promuovendo una "dialogo circolare tra fede e ragione e tra scienza e morale, dialogo in cui la ragione viene risanata e illuminata e non viene mai indebolita e spenta". Occorrono giovani e adulti che "siano in grado di fare sintesi". "Sarà soprattutto la conferma della testimonianza" che "potrà dare solidità agli appelli magisteriali e all’azione pastorale".