“Si stima che nel 2003 il venti per cento circa delle gravidanze sia stato interrotto volontariamente, per un totale di quarantadue milioni di aborti in tutto il mondo, contro i quarantasei del 1995. In numero assoluto, quattro milioni in meno, quindi”: lo scrive Assuntina Morresi su “L’Osservatore Romano” di oggi, nel servizio dal titolo “Ma venire al mondo è sempre più difficile” che prende spunto da uno studio pubblicato dalla rivista “Lancet”. Pur considerando che il tasso di abortività (rapporto tra numero di aborti per mille donne in età fertile) è sceso da 35 del 1995 a 29 del 2003, Morresi nota che “quasi per metà i dati sono il risultato di stime e dei modelli statistici”. A livello aggregato, il bilancio è di ventidue milioni di aborti legali (nel 2003) contro circa venti milioni illegali. “Quasi tutti gli aborti in Africa e America Latina sono illegali”, aggiunge, sottolineando che “in India, nonostante l’aborto sia legalizzato, a fronte di due milioni e 400 mila aborti ‘safe’, ben sei milioni e 400 mila vengono eseguiti in modo illegale”. Un capitolo a parte è la Cina i cui aborti “da soli sono un quinto di quelli mondiali”. L’Europa dell’est è la regione dove si registrano ben 105 aborti ogni 100 nati vivi, il tasso più alto di abortività in assoluto al mondo. “L’Italia scrive Morresi è invece il paese europeo con meno contraccezione, con gli aborti in diminuzione e la natalità al minimo”.