"La Chiesa parla, fin dal primo momento della sua esistenza, in tutte le lingue, e vive in tutte le culture". Lo ha detto a braccio il Papa, che nella speciale udienza di oggi, alla presenza di Karekin II, si è soffermato in particolare sulla figura e l’azione dello Spirito Santo, e sulla sua rilevanza per i "frutti" e i progressi del cammino ecumenico. La Chiesa, ha proseguito sempre fuori testo Benedetto XVI, "non distrugge niente della propria storia, ma riassume tutto in una nuova unità che riconcilia unità e diversità". Lo Spirito Santo, in questa prospettiva, è "carità eterna, che unisce con la sua forza gli uomini dispersi, e crea così anche la multiforme e grande comunità della Chiesa in tutto il mondo". Il "soffio" dello Spirito Santo, nelle parole pronunciate a braccio nell’udienza di oggi in piazza S. Pietro davanti a circa 20 mila fedeli è "lo sforzo del perdono dei peccati, del rinnovamento dei nostri cuori e delle nostre esistenze, e così crea unità dove c’era divisione", superando "la dispersione babilonica".