Secondo il presidente della Cei "il bene che raccontiamo dev’essere realistico, possibile, attraente"; occorre, al tempo stesso, fissare anche "l’attenzione sulle realtà che vedono la dignità umana colpita, la vita minacciata, la salute compromessa. Il male ci interpella sempre avverte -, e non dobbiamo occultarlo, ma va raccontato con pietà, evitando compiacenze e ogni suo uso strumentale volto a catturare attenzione". Richiamando anche quella "vasta area di situazioni in cui le prospettive sono mutevoli e i cambiamenti rapidi", il cardinale ha invitato a interpretare questi cambiamenti "alla luce del Vangelo" facendo "scaturire da essi le potenzialità ancora inespresse di bene". Tra i "vari problemi" oggi "sul tappeto", ha quindi indicato come centrale la questione antropologica: "chi è l’uomo , e come vogliamo che sia nell’immediato futuro?". Per il porporato, di fronte agli "interventi della tecnologia e della scienza che incidono profondamente sulla sua natura", la fede cristiana "non è indifferente". "Non accetta né condanna nulla acriticamente", ma "mette in guardia gli uomini" da "ogni forma di idolatria, fosse pure quella raffinata, travestita da progresso, in una tecnologia che non accetta di essere né giudicata né governata".